Alessandro Digaetano | Wo Bu Zhidao

Da Ivrea Foto Festival:

Wo Bu Zhidao

Io non lo so: 我不知道, (si legge wò bù zhìdào) è la prima frase compiuta che ho imparato in Cinese. Ho scelto WBZ perché a chi mi chiedeva e chiede cos’è la Cina rispondevo in Cinese: wo bu zhidao, non lo so! La realtà cinese è vastissima e mutevole, e spesso si muove a velocità impressionante. WBZ è un progetto che muove i primissimi passi nella primavera del 2011; esplora la trasformazione del paese in cui ho abitato (Pechino 2002-2008) fino ad oggi. E’ un progetto ancora in essere, infatti mi aspettano sei settimane nella “terra di mezzo” entro fine del 2011. Quello che ho documentato negli anni, anche in modo inconsapevole, è stata la trasformazione dei luoghi di aggregazione e di vita comunitaria della popolazione. Che sia Pechino, Shanghai o Hong Kong, le architetture che hanno fatto da sfondo alla popolazione, sono cambiate in modo così radicale da modificare completamente il teatro della vita e la memoria storica popolare dei Cinesi. Se oggi un uomo di mezz’età che proviene dalle maggiori città cinesi volesse ricordare la propria giovinezza, può fare appello solo alle immagini della sua memoria perché i luoghi non esistono più. I suoi figli non potranno avere assolutamente idea di dove sia cresciuto il padre. Il senso della storia, visibile nella stratificazione architettonica delle città, cui noi occidentali siamo abituati, rischia di essere completamente annullato per le nuove generazioni cinesi che vivono un eterno presente in luoghi iper-moderni. I luoghi ci parlano delle persone e viceversa. Vale per uno straniero ma vale anche per un bambino che li assimila dal mondo in cui cresce. Per certi versi, la struttura architettonica delle metropoli cinesi rappresenta il futuro. Faccio parte di quella generazione per cui New York era la città del futuro e Manhattan fulgido esempio e modello per la nostra società. Eppure dopo aver visto Shanghai nel 2002, con lo skyline di Pudong, ho capito che New York è una città del secolo scorso, appartiene agli anni 30. Ho capito che Shanghai, che avevo visto nel 1988, quando Pudong era un quartiere di pescatori, era il nuovo limite, il nuovo che avanza. Pechino, Shanghai, Hong Kong hanno aggiornato i parametri della nuova architettura mondiale. Questi nuovi luoghi hanno significato anche un salto in avanti anche per le persone che la abitano e la vivono. Il mio progetto cerca di raccogliere questi anni e queste sensazioni, raccontando come ho visto passare un paese da una struttura ferma dai decenni del comunismo di Mao, al futuro indicato da Deng Xiaoping.

www.alessandrodigaetano.com

[Interview by Moria De Zen]

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